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mercoledì 4 maggio 2011

Viaggiare per salvare l'anima: le vie del pellegrinaggio


 
Le vie del pellegrinaggio sono state, per molti secoli, le grandi arterie di comunicazione delle genti d’Europa. Sul tragitto che fu dei pellegrini medievali si trovava una vera e propria costellazione di chiese, monasteri e luoghi di sosta con ospedali: un eccezionale patrimonio di fede, arte e cultura. La grande circolazione di uomini e delle loro conoscenze, portò un forte scambio culturale in tutta l’Europa. Il pellegrino, nel viaggio verso i luoghi santi, espiava e meditava ricercando la propria essenza umana e la fede interiore con purezza d’animo.
A lui venne attribuito un particolare Status che lo rendeva intoccabile e rispettato; riceveva inoltre una forma di investitura e, per farsi riconoscere, indossava abiti ed oggetti particolari.

Nel corso del XI sec.  la pratica dei pellegrinaggi verso santuari che custodivano reliquie di santi martiri, assunse proporzioni tali da trasformarsi in un fenomeno di vasta portata. Nacquero percorsi tra il nord Europa e il sepolcro di Cristo a Gerusalemme, le tombe degli apostoli Pietro e Paolo a Roma, e quella dell’apostolo Giacomo a Santiago de Compostela in Galizia.
Tra i pellegrinaggi europei quello verso Santiago costituì il fenomeno più imponente, interessando oltre alla Francia, masse di fedeli provenienti dalla Germania, dalle Fiandre, dall’Inghilterra, dall’Italia. Si creò così una vera e propria rete di strade con luoghi di raccolta e ospizi per i pellegrini. Una sola via percorreva le regioni settentrionali, ma in Navarra confluivano quattro “cammini” francesi disposti come le stecche di un ventaglio perché destinati a raccogliere pellegrini da ogni parte d’Europa. Il monachesimo divenne un valido supporto per i viaggiatori in quanto i monaci offrivano loro ospitalità perla notte.
I pellegrini erano riconoscibili da una vera e propria divisa con tanto di insegne benedette che accomunava uomini e donne poveri e ricchi, letterati ed analfabeti nel loro cammino di penitenza. Le conchiglie di Galizia costituivano il contrassegno di viaggio a Santiago: venivano raccolte a Capo Finis Terrae,  sulle rive dell’Oceano, il punto che segna il limite occidentale dell’Europa. Purtroppo sono rare le insegne e le reliquie dei pellegrini arrivate ai giorni nostri, tuttavia molti dettagli si possono dedurre dalle pitture che offrono valore documentale.
Documento importantissimo è a tal proposito la Guida del Pellegrino scritta da Aymery Picaud che compì il viaggio tra il 1130 e il 1135 descrivendo le diverse tappe che conducevano a Santiago. Per ciascuna delle quattro vie, la Guida elenca tutti i santuari e le reliquie da venerare. Il cammino è oggi costantemente segnalato da cartelli giallo-blu contraddistinti dalla “conchiglia”, ma è costellato di innumerevoli “segni” antichi: chiese romaniche con splendidi portali in cui si affollano personaggi dell’Antico e Nuovo Testamento, ospizi e monasteri,eremi ed abbazie.
Lo sviluppo della pratica del pellegrinaggio diede slancio all’attività artistica favorendo i contatti e i rapporti tra centro e centro che generarono una sostanziale unità della cultura europea. L’architettura romanica e la diffusione della musica trobadorica ne sono una chiara testimonianza che è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Il fenomeno più interessante di tale circolazione di idee e modelli è costituito dall’imporsi di un particolare tipo di pianta nelle grandi chiese di pellegrinaggio con deambulatori eccezionalmente ampi provvisti di cappelle radiali adibite alla custodia delle reliquie, ma anche luoghi di culto; tutto ciò in funzione dell’attività liturgica e del movimento delle masse di pellegrini.

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